domenica 11 gennaio 2015

Non è questione di soldi

[AVVERTENZA, le fotografie non sono in sincrono con il testo]

Rieccomi di nuovo; non con la stradatura dei denti delle seghe che ho presentato nel post precedente, ma con una digressione nelle pialle. Il cambio di rotta mi si è imposto, visto che non ho una morsa adatta con la quale tenere ferme e stabili le lame da stradare. Al riguardo la soluzione è stata quella di ritornare su ebay e cercare una morsa da falegname, sia per per il laboratorio e i vari lavoretti, sia per poterla usare come morsa per stradare. Si tratta infatti di una morsa "Record" da falegname appunto, che potrò usare anche allo scopo di stradare oltre che per ciò per cui è stata pensata. Così, data l'impossibilità di portare avanti il lavoro precedente ho messo mano a questo piccolo oggetto per tentarne il recupero.

Forse, nessuno sano di mente si metterebbe a restaurare un pezzo del genere per farlo lavorare, non perchè non si possa effettivamente, la cocciutaggine porta lontano, ma semplicemente perché l'impegno in temrini di tempo sovrasta il costo che potrebbe avere un oggetto analogo pronto e funzionante o in alternativa un pezzo dello stesso genere, usato, ma in migliori condizioni.

Ci sono due fattori in gioco però. Questo è il primissimo pezzo che ho acquistato nell'ottica romantica di avere attrezzi con una storia. Viene da un mercatino delle pulci e dalle condizioni generali non deve avere meno di una 70 di anni. Anche se non ci sono marchi o date che lo inseriscano in un contesto temporale preciso, mi è abbastanza chiaro però che, se non è antico, è di sicuro molto vecchio.

Il secondo fattore in gioco è la possibilità di lavorare su questo piccolo oggetto, alla stregua di un banco di prova sul quale sperimentare e imparare come recuperare o restaurare altri oggetti di questo genere. Al momento sono in attesa dell'arrivo di una vecchia Stanley 4 pollici usata e che, con buona probabilità, necessiterà di una rinfrescata generale salvo che non sia così fortunato da dover solo affilare il ferro.

Un rapido sguardo alla rete e a Youtube nello specifico, mi consente di recuperare i video di Paul Sellers e WOmadeOD riguardo il recupero delle pialle, da Sellers l'affilatura del ferro e da WOmadeOD tutti i riguardi e i "segreti" per un buon recupero. Così dopo aver rivisto i video di entrambi, ho fatto mente locale di cosa mi necessita e fatta la "lista della spesa" mi sono preparato il necessario.

Ho rimosso la lama e il cuneo per poter pulire il corpo da tutto lo sporco che ha accumulato negli anni. Con lana d'acciaio doppio zero e WD40 ho pulito il corpo, non proprio di fino, ma a sufficienza per poterla poi ridipingere senza dovermi preoccupare che la nuova verniciatura salti via in qualche punto. La tentazione di passarla con una spazzola di metallo, avendo la cura di proteggere con del nastro da carrozziere le parti levigate, è forte ma la accantono, il timore di fare più danno che bene mi frena. Successivamente ho preparato tutto il materiale necessario a rifare la suola. Per iniziare, tre piani sui quali levigare la suola. Tre specchietti da 15x15 cm, rimasti da un acquisto ikea, fanno al caso mio.

Della tela abrasiva per metallo, P230, P320 va a fare tris con la carta abrasiva P500 che mi è rimasta dal recupero delle seghe. Puliti a dovere gli specchi, ho incollato, usando un adesivo spray, la tela abrasiva sugli specchi avendo la cura di scrivere, sotto ad ogni specchio, la gradazione della "grana" in modo da poter sostituire l'abrasivo senza confondermi, quando sarà il momento. In questa maniera ho ottenuto tre "pietre" passabili. Ho controllato lo stato della suola con un foglietto di carta come spiegato ottimamente dal buon WomadeOD.
Si tratta ti appoggiare la pialla su una superfice piana (io l'ho fatto sul "cutting matt" ma sarebbe stato meglio uno specchio o un piano molto liscio) e con un foglietto, girare tutto attorno alla pialla, li dove appoggia al piano, per  vedere se la carta si infila sotto la suola e quanto. Il secondo controllo necessario l'ho fatto con un righello metallico, e appoggiandolo alla suola per la sua lunghezza, ho verificato che non sia ne convessa ne concava. Alla fine di questi necessari e irrinunciabili accertamenti, il risultato è incoraggiante... questa cosa si potrebbe anche fare, anzi la faccio!
Mano alle "pietre" quindi, e giù di olio di gomito. Un importante aiuto per capire dove sto andando, lo ottengo dalle righe di pennarello che ho tracciato su tutta la suola e controllando periodicamente, all'incirca ogni 30/40 passate, in modo da farmi un'idea precisa delle zone che ancora non arrivavano a contatto con l'abrasivo. Dopo un cospicuo numero di passate sulla tela P230, la suola mostra un sensibile miglioramento, ma sono ancora lontano dallo stato ottimale. Con le passate sulle tele successive e di grane più sottilii, il risultato si fa via via più apprezzabile, il piano della suola, appare progressivamente meglio levigato, fino quasi a sembrare lucido; per il momento posso accontentarmi del risultato anche se l'intento è di ritornarci e rifinire ancora meglio.

Ora che sono soddisfatto dello stato della suola e del corpo in generale, posso dare un'occhiata a lama e cuneo. La prima non sembra necessitare di più dell'affilatura oltre che di una ripulita, mi sono limitato a quello per ora. Il secondo invece, oltre che di pulizia, ha bisogno di una ritoccata alla forma, ma è una cosa che farò in seguito, dopo qualche prova, perché ad occhio sembra decisamente troppo lungo rispetto alla lama. Ok, a questo punto, mi è chiaro che il lavoro non è ancora finito, ma le feste incombono ed alcuni lavori di casa pure (la mia dolce metà già da tempo reclama che io finisca la trasformazione dell'angolo tv).

Stavo per dimenticare un dettaglio importante, le tele abrasive si riempiono presto di limatura che si impasta con il lubrificante, quindi è necessario cambiarle spesso altrimenti il rischio è di lavorare duramente ma a vuoto; riguardo il cosidetto "lubrificante" devo aggiungere che, anche se comunemente si ritiene che sia necessario l'olio (ovviamente non parlo di olio da cucina), da più fonti ho appreso che, specie usando carta o tela abrasiva, il miglior lubrificante non è altro che comune liquido per la pulizia dei vetri.

Alla fine del trattamento questa piccola pialla ha recuperato parecchio e nonostante non l'abbia ancora affilata per bene, mostra di aver ripreso un bel po' della sua operatività. Per finire del tutto il lavoro intrapreso, non resta che darci dentro con la suola finche anche l'ultima porzioncina della stessa che ancora non tocca perfettamente, sia a livello del resto. Una ridipinta per proteggerla dall'ossidazione e una affilata di tutto punto alla lama chiuderebbero il lavoro, ma come ho già detto (anche se state leggendo a feste passate) le festività incombono e gli impegni famigliari mi reclamano, perciò ho riposto il tutto in attesa del nuovo anno e magari di uno spazio più consono per lavorare. Il tavolo della nostra cucina, per quanto grande, non è esattamente il posto più comodo per fare certi lavori, data l'impossibilità di lasciare le cose come sono durante le pause del lavoro, dovendo anche mangiarci o/e consentire a mia figlia di fare i compiti.

Ebbene eccomi alla fine per questo anno. Non mi resta che Linkarvi i due video a cui ho fatto riferimento per questo lavoro che sono i seguenti:

 

 

In ultima istanza, prima di chiudere, mancano solo gli auguri di rito, i miei sentiti ringraziamenti per l'attenzione prestata e un arrivederci al nuovo anno.

P.S.

se vi domandate quale diavolo di "lavoraccio" mi abbia costretto (oltre ai festeggiamenti) allo stop dei lavori eccovi due scatti di ciò che ho affrontato a cavallo delle vacanze natalizie.

Da questo...
...a questo
















Alla prossima fatica!

RM

mercoledì 24 dicembre 2014

la via più semplice? no davvero [secondo round]

La prima bozza, era ottimista e puntava già alla stradatura, ma prima di affrontare i denti è imperativo dare una rinfrescata al metallo. Ad una delle due lame ho azzerato i denti con una lima piatta e conto di fare pratica oltre che sulla stradatura anche sulla creazione del dente.

Per questo progetto, l'ispirazione e i rudimenti, arrivano da Paul Sellers e dal suo fantastico canale.


Avevo già dato una ripulita grossolana alle lame, ora si tratta di applicare molto olio di gomito e vedere di trarne il meglio. Dalla sgrossata sono passate alcune settimane e nonostante fossero in un sacchetto di plastia, l'umidità della mia cantina ha comunque lasciato il suo segno.

Le carte che ho usato sono le stesse che in precedenza ho usato per ripulire i manici ovvero P240 e P500.
Come sostegno alle carte abrasive, un blocchetto di legno e per lubrificare abbondante WD40.

Alternare il senso delle passate aiuta molto a capire come procede il lavoro; infatti se i segni della carta più grossa vanno in una direzione, quelli della successiva e più sottile, tenderanno a cancellarli intersecandosi. Il tocco finale con la lana d'acciaio 00 e 0000.


Gia dopo i primi passaggi con la carta,abrasiva, il metallo si fa più liscio e scorrevole, nonostante i molti segni dell'età. La finitura potrebbe essere ancora più fine, si tratta solo di limiti della pazienza di ognuno. Nel mio caso specifico tentare di lucidarle a specchio mi sembra un esagerazione, quindi mi accontenterò di finirle con le pagliette. Un passo in più, potrebbe essere quello di passarle alla fine con un pezzo di legno e del composto per coramella.

Per quanto WD40 sia un prodotto polivalente di grande aiuto, l'ideale sarebbe stato passarle e ripassarle con del gasolio ad averne a disposizione. La chimica in ogni caso è d'aiuto e i risultati mi aggradano, finisco spedito la più piccola. I gomiti mi dolgono ma la soddisfazione per il lavoro è sufficiente a ripagarmi.

Ora si tratta di affranotare quella grande. Proprio riguardo a questa sto ragionando se non sia il caso di farla passare avanti e visto che i denti sono più che altro da affilare, potrebbe tornare operativa per prima.

L'idea di massima è di chiudere questo articolo con la sega di dimensioni maggiori, finita e pronta per affilarne la dentatura in modo d'avere il prossimo step o Post.
Qindi mano alle viti di ottone, dremel con punta a tampone e compound per coramella ed eccole al loro splendore d'orato.
Non resta che rimettere la lama al suo manico, i "controdadi" d'ottone hanno faticato un poco a ritornare nella loro sede, questo mi fa pensare che il legno si sia espanso un minimo grazie al olio di lino cotto. Poco male, qualche colpetto piazzato bene con un martellino con la testa di gomma sblocca la situazione.

Mi consento a questo punto, dato che la cosa pare farsi lunga e le feste di natale sono alle porte, di fare una digressione di tipo tecnico. Queste esperienze mi stanno facendo capire quanto, in effetti, il video sia molto più efficace nel mostrare i vari passaggi e procedimenti nei lavori di questo genere. Pur essendone conscio, al momento è il lato logistico a farmi difetto. La mia cantina è ben al di la dal potersi considerare un laboratorio e la casa ha una serie di lavori arretrati di cui mi dovrei occupare. Ultimo ma non ultimo, girare video presuppone anche una certa capacità di montaggio, pratica che non ho mai affrontato. Mi riprometo di applicarmici per un futuro miglioramento del blog.

Per ora mi godo il lavoro appena concluso e le feste. in vista del  nuovo anno ed un nuovo progetto.

Un augurio di Buon natale e di un 2015 per lo meno interessante e ricordate, alla prossima fatica.

RM

lunedì 15 dicembre 2014

la via più semplice? no davvero


Tempo di passare alla pratica. Mi sono fatto un regalo, navigando su ebay ho acquistato due seghe a dorso. I manici sono in buone condizioni, ovvero nessuna spaccatura e solidi a sostenere le lame. Una passata con la carta abrasiva dovrebbe ripristinarne la trama originaria e una finitura con Olio di lino cotto, servirà a preservare e abbellire il legno.

Tolte con cautela le viti di sostegno delle lame (la delicatezza è d'obbligo visto che sono di ottone e rovinarle è un lampo), le ho messe da parte in attesa di trattarle con lo stesso set di carte abrasive e l'aggiunta di acqua o liquido per i vetri per lubrificare.
Con i manici liberi dalle lame ho dato una prima levigata con carta P180, sgrossando e adattando i manici alla pressa del mio palmo. A seguire la P240 e per finire P500. Il risultato è già degno di nota. Il legno ha recuperato la su bellezza e la sensazione nelle mani, tolta la patina, è qualcosa di speciale.

Il passo successivo è stato recuperare un contenitore di plastica dove versare l'olio e maneggiare i manici senza spanderne per tutto il piano di lavoro.

Ho lasciato che i manici assorbissero il massimo possibile e con l'ausilio delle sole mani, li ho passati e ripassati preoccupandomi di non lasciare zone non oliate.  L'idea è che frizionando con le mani, il calore dei nostri arti riscaldi l'olio e che in questa maniera, l'olio penetri ancora meglio tra le porosità del legno.

Sebbene dal nome ci si aspetti un prodotto naturale, l'olio di lino cotto a volte è addizzionato con prodotti chimici. Non dimenticate di leggere le etichette dei contenitori, la presenza di segnali di tossicità o la lista degli ingredienti vi potrebbero riservare sorprese, quindi i guanti in lattice sono consigliati a priori.

Quando il legno darà l'impressione di non assorbire più altro olio, con un panno o della carta assorbente basterà per togliere l'eccesso. Riguardo questo tipo di finitura, se la memoria non mi inganna, l'ottimo mr. Wranglerstar suggerisce in questo video: “...tolta la vernice trasparente, dato che questo manico non è stato mai trattato, lo tratteremo con olio di lino cotto ogni giorno per una settimana, poi una volta alla settimana per un mese e alla fine una volta al mese per un anno... dopo di che di tanto in tanto una volta l'anno quando li preparate per l'inverno”.
Non sono stato così fiscale come il buon Cody, ma fin tanto che non li rimonterò alle ripsettive lame dopo la stradatura dei denti, avrò di sicuro modo di ripetre il trattamento un altro paio di volte.

Tutto il dafarsi, non mi ha portato via più di un pomeriggio, senza fretta. Il risultato finale è davvero soddisfacente, paragonato al poco impegno che è costato e la sensazione dei manici senza patina di sporco e senza vernice trasparentel, è davvero un piacere... Riguardo le tinture in acrilico trasparente, sempre mr wranglerstsar notava squamandosi con il tempo, siano la causa di quelle fastidiose bolle che una giornata di utilizzo, a volte fa venire.

Che altro?

Beh per comodità vi lascio il link della tavola di comparazione delle Carte vetrate.
Ed in chiusura, se siete proprio curiosi di vedere il lavoro fatto e filmato, quì di fianco un ottimo video con tutto il procedimento. Quì trovate anche l'anteprima di quello che andrò a fare e a descrivere al prossimo appuntamento.

alla prossima fatica.


RM





domenica 23 novembre 2014

Un passo alla volta.

Sono mostruosamente in ritardo! Ebbene lo sono, inutile nasconderlo. Inutile anche che stia qui a lagnarmene, anzi proprio per questo meglio che mi ci metta di impegno e titri dritto fino alla fine.
 Non vi nascondo una certa difficoltà per questo secondo appuntamento, la mia intenzione era parlare degli attrezzi necessari ad approcciare questo hobby, ma anche di quanto fosse semplice iniziare. Ho riscritto e cancellato questo pezzo più volte, insoddisfatto da ciò che avevo buttato giù, poi ho pensato che la soluzione migliore fosse appoggiarmi all'esperienza di qualcun altro più credibile di un "principiante assoluto".

Mi sono buttato alla ricerca di un video abbastantanza datato di Izzy Swan (Think Woodworking) per partire dal suo incoraggiamento. Se avete dimestichezza con la lingua non vi sarà impossibile seguire il suo discorso, se diversamente non masticate la lingua inglese (o meglio americana), tenterò di tradurvi i concetti al meglio delle mie capacità e visto che non sono (nemmeno) un traduttore, non vi aspettate una traduzione per filo e per segno.


"...oggi vorrei parlarvi un poco dei primi passi nella lavorazione del legno... sembra che ci siano molte persone che vogliono iniziare a creare qualcosa con il legno e con le loro mani e ho ricevuto molte domande al riguardo. 

On line ci sono molti video ben realizzati sull'argomento, ma ho l'impressione che molti di questi siano scoraggianti per i neofiti, a causa degli attrezzi che vengono usati e per l'uso di termini non così familiari a chi vi si avvicina per la prima volta. Lavorare con il legno non è difficile, è molto simile all'imparare a scrivere: un processo in divenire dove si impara prima a scrivere una lettera, poi un'altra, poi a mentterle una davanti all'altra per comporre una parola.
Allo stesso modo anche il più complicato degli oggetti che vedete realizzare, non è che la sequenza di semplici passi, uno dopo l'altro, non ci sono "trucchi" o "magie" e chiunque voglia provarci ne ha le possibilità. Tutto ciò che vi serve per iniziare sono un martello e un vecchio cacciavite a testa piatta da usare come scalpello, non è necessario avere da subito tutto quel corredo di fighissimi strumenti che vedete nei video, è proprio questo che scoraggia molti di voi che vogliono iniziare.
Lavorare il legno è una cosa semplice e non dovreste lasciarvi abbattere da chi vi dice che avete bisogno di attrezzi professionali per farlo, se siete sicuri del vostro essere motivati nell'iniziare questa cosa, vi basteranno un martello ed un vecchio scalpello, una sega a mano ed un trapano a mano per riuscire a realizzare dei piccoli oggetti di cui potrete essere fieri.
Lavorare il legno è realizzare qualcosa di tangibile con le vostre mani e gli unici limiti sono la vostra immaginazione e la vostra creatività. Anche riguardo al materiale, non siete obbligati a spendere soldi per procurarvelo, potete approfittare di un ramo d'albero potato o di un bancale recuperato per incominciare a sperimentare, realizzare piccole cose: un portatovaglioli o dei sottobicchieri... per incominciare. Questo è una tra gli hobby  più appaganti, come tutto ciò che ti porta a realizzare qualcosa con le nostre mani, qualcosa di tangibile, che possiamo mostrare o regalare ma soprattutto usare.
Non ci sono "magie", si tratta di apprendere e applicare un processo dopo l'altro, dopo l'altro e così via. L'unico "trucco" è scoprire quale metodo si adatta meglio a voi e ciò che avete a disposizione... ci sono mille modi per tagliare dritto un pezzo; riflettete e usate la vostra creatività per sfruttate al meglio il metodo che si adatta a voi e agli attrezzi che avete..."





Bene, sono abbastanza sicuro che in questo breve video Izzy sia stato più bravo e più chiaro di me. Mi rimane solo di dare il mio modesto contributo.

la palafitta
La mia esperienza personale, su quanto sia vero ciò che sostiene Izzy, risale a questa estate durante le mie vacanze. Avevo iscritto mia figlia ad un laboratorio presso il museo delle palafitte del lago di Ledro (Trentino), l'obbiettivo del laboratorio dei bimbi: realizzare con l'aiuto degli archeologi sperimentali del museo e di alcuni genitori, dei modellini delle palafitte presenti nel parco del museo. Alla fine della giornata, tornati a casa, mia figlia mi fece notare che la palafitta mancavala di una canoa, quindi ha pensato che "il suo papà che a casa sa aggiustare le cose" potesse risolverle il problema.

La canoa e gli "attrezzi" 
Sulle prime mi sentii incapace di accontentarla, visto che non avevo con me nemmeno un attrezzo, poi però mi ricordai di avere in auto il mio coltellino multi uso, così insieme cercammo un rametto che fosse delle giuste dimensioni e grazie a quel solo strumento mi misi al lavoro per una mezza giornata cercando di realizzare la fantomatica canoa.

Il lavoro per realizzarla fu decisamente lungo, paragonato alle piccole dimensioni di quel semplice oggetto, vuoi per le dimensioni appunto, vuoi per la tipoligia di attrezzi disponibili nel coltellino che si limitavano ad una lama lunga, una corta e una lima non propriamente da legno.

A sera però la piccola canoa era riuscita, con mia grande soddisfazione e con  soddisfazione ancora più grande della mia piccola. Non credo di potervi descivere la soddisfazione che questo piccolo progetto, così banale tutto considerato, mi regalò più che per la riuscita materiale proprio per il fatto di non essermi arreso di fronte alla mancanza di attrezzi che potessero farmi realizzare la stessa cosa in minor tempo... con una sgorbia adeguata avrei potuto fare la stessa cosa in una mezz'ora o poco meno questo è certo, ma avendo ferma intenzione di riuscirci, anche le banali lame di un coltellino mi consentirono comunque di arrivare in fondo. Sul tempo necessario non mi soffermo nemmeno, perché se non stiamo parlando di "lavoro", credo che il tempo che impieghiamo sia assolutamente da porre in secondo ordine.

Ed eccomi così alla fine, credo di non aver più nulla da aggiungere posso solo incoraggiarvi ad iniziare, se vi piace e vi attira. Non aspettate, non raccontatevi che avete bisogno di costosissimi attrezzi elettrici o manuali, comunciate anche solo con il vostro temperino, ne trarrete infinite soddisfazioni.

sabato 1 novembre 2014

Io non sono un falegname.

Salve a tutti,

Se siete precipitati sulla mia pagina facendo ricerche sulla falegnameria...
Io non sono un falegname. Il minimo che posso fare per voi è avvertirvi subito.
Non ricordo chiaramente quando ho cominciato a seguire i canali che ho elencato qui a destra, ma so che sono diventati il ponte tra il mio passato, e quello che vorrei nel mio presente.
Da questa parte del ponte,  l'eredità pratica e teorica lasciatami da mio padre, il suo raccontarmi quale attrezzo fa cosa mentre cambia la guarnizione al oblò della lavatrice. Se invece interpellaste mia madre, vi racconterebbe che quella di smontare le cose è un indole con la quale sono nato, e vi spiegherebbe come da piccolissimo mi riusci di smontare la “peretta” della luce sopra al letto infilandoci il dito… o delle sveglie, che dopo essere “osservate” dal qui presente, smettevano di funzionare a dovere.
L'altra parte del ponte è rappresentata da questi tempi moderni e dai mezzi che abbiamo a disposizione. Il mio elenco di siti di riferimento è al momento orfano di personaggi dello stesso tipo ma di nazionalità italica... spero nel tempo di poter integrare quella lista con altri nomi di qui.
Nel mezzo stanno gli attrezzi che mio padre ha accumulato in molti anni e che ora che è mancato, si sommano ai miei, dal momento che sono l'unico maschio della famiglia e nessuna delle mie sorelle ha passione per il DIY.
Poi un giorno sono caduto nel gorgo dei canali Youtube dedicati al DIY in genere, alla falegnameria e dintorni... ecco l'illuminazione, la luce!
Ora lo so!
Non mi basta saper aggiustare le cose, ora voglio farle!
Come però ho detto in apertura, io non sono un falegname, perciò questo vorrebbe o dovrebbe essere il diario dei (si spera) successi, conseguiti o meno, sulla strada del imparare qualcosa di più.

Negli intenti un appuntamento quindicinale, dove condividere questa mia "curva di apprendimento".
Il panorama da cui raccolgo informazioni e insegnamenti è prevalentemente di lingua anglofona, ricca di un passato di carpenteria e di spirito pionieristico.
Per partire, non pretenderei troppo dalle mie capacità di narratore e per non esagerare limiterò i contenuti, almeno in questa fase iniziale, a quattro tipologie:

Lavori in corso: cosa sto combinando, che tipo di lavoro sto portando avanti, come e perché, narrazione foto e video.
Gli attrezzi: quali quanti e in quanto tempo ma soprattutto a che prezzo!
La manutenzione: manutenere, rinnovare gli attrezzi e non solo.
Uno sguardo al tubo: cosa succede nella rete.

Questo è più o meno tutto per ora.

Arrivederci e a presto.